Era il 14 settembre 1975 quando Sergio Villa, giovanissimo cavaliere folignate e contradaiolo doc, regalò al Rione Badia una vittoria bella quanto inaspettata, dopo anni di fatica, sacrifici, record della pista e vittorie sfiorate.
“La caduta degli eroi. Sergio Villa si afferma come una nuova grandezza”, così la Gazzetta di Foligno titolava l’articolo uscito pochi giorni dopo la gara, riportando alla città intera l’esito di una Quintana entusiasmante, “la gara si è svolta in maniera briosa, agile e farcita di colpi di scena, dopo anni di monotonia e routine.”
Gli eroi caduti sotto la grandezza del giovane Sergio Villa, erano Paolo Giusti e Franco Ricci, ai quali non bastarono la bravura, la fama e il prestigio per impedire al giovane contradaiolo del Rione Badia di vincere quel palio tanto atteso, su Sintassi meraviglioso anglo-arabo-sardo di 4 anni con il tempo di 1’06”45…altri tempi, in tutti i sensi.
Oggi, a cinquant’anni di distanza, ascoltando i racconti di Sergio Villa è come se le lancette dell’orologio si fermassero di nuovo a quel momento, per rivivere quel trionfo indimenticabile. Nel corruscar del Vespro settembrino del 1975 il cavaliere del Rione Badia, in sella al suo fedele destriero Sintassi, trasformò l’ansia in esultanza, regalando una gioia immensa al suo Rione. La sua vittoria non fu solo un trionfo sportivo, ma un’epica dimostrazione di coraggio, abilità e passione.
Quei sentimenti che nutrivano la sua anima di contradaiolo che ci racconta così: “sono stati anni intensi, di una passione forte per me quelli vissuti al Badia, nei quali ho partecipato totalmente alla vita rionale, quello che c’era da fare facevo come un qualsiasi popolano, anche se ero il cavaliere di giostra”.
Era una giostra in parte diversa da quella che vediamo oggi, per alcune differenze nel regolamento, per le dimensioni degli anelli, per le caratteristiche della pista, per il fatto che i cavalieri non fossero professionisti ma “cavallari” appassionati e coraggiosi che nei tre, quattro mesi precedenti si allenavano con i loro cavalli per giocare la giostra.
“Sono passati 50 anni e all’epoca si correva una sola giostra a settembre, tutto era concentrato lì, in quell’unica grande opportunità di coronare un sogno, di far gioire il proprio rione, di dare un senso al grande sforzo che ogni cavaliere faceva per prepararsi al meglio”
racconta ancora Sergio Villa; ricorda poi di come quello con Sintassi fu amore a prima vista e come, nonostante non fosse un cavallo sempre facile da gestire, si lasciava guidare da Sergio con fiducia, mostrandosi il grande campione che era.
C’è una certa emozione nel ricostruire questa storia, nell’immaginare l’atmosfera festante dopo la vittoria, nel seguire il filo rosso che lega il passato al presente, un filo che ci riporta a quel settembre del 1975, quando la passione e il coraggio si trasformarono in trionfo. Sentire dalla voce di Sergio Villa che, allora come oggi, la convivialità, il senso di appartenenza e di contributo, quella vena di follia e sfrontatezza tutta Ardita, sono ancora i valori che identificano e tengono saldo il Rione Badia, ci anima e rallegra il cuore.
Oggi, a cinquant’anni di distanza, è tempo di rivivere quella storia, di onorare quella vittoria e di celebrare il cavaliere che la rese possibili. Grazie Sergio Villa e grazie Sintassi.
Sandra Tomassini







