Tra emozione, scoperta e appartenenza ritrovata, quest’anno il Rione Badia ha accolto una Prima Dama speciale: Elena Mariotti, giovane designer folignate che, dopo aver vissuto la Quintana sempre da spettatrice, ha deciso di immergersi pienamente nella magia della Giostra. Con entusiasmo e un pizzico di sorpresa, Elena ci racconta il suo percorso, le sensazioni vissute nei giorni che hanno preceduto la sfilata e l’affetto ricevuto dal popolo ardito, in un intreccio di tradizione, bellezza e nuove connessioni.
Ti va di raccontarci un po’ chi sei e cosa rappresenta per te la Quintana?
Mi chiamo Elena Mariotti, ho 34 anni e sono di Foligno. Sono una designer multidisciplinare, mi occupo di interni, prodotto e grafica, con un interesse particolare per la scultura 3D per arti visive e applicate.
Pur essendo nata e cresciuta a Foligno, ho sempre vissuto la Quintana da spettatrice, con grande ammirazione ma anche come qualcosa di estraneo a me. Quest’anno, però, ho riscoperto il valore profondo di questa manifestazione, a partire dai costumi: dopo anni di assenza dalla città, rivedere la sfilata è stato sorprendente, non ricordavo quanta bellezza e ricchezza fossero sotto ai miei occhi. Quando il Rione Badia mi ha contattata per il ruolo di Prima Dama, ho avuto così l’occasione di approfondire ancora di più questo interesse.
Ricoprire il ruolo di Prima Dama non capita tutti i giorni: come hai vissuto l’attesa prima della sfilata?
È stato un mix di curiosità, entusiasmo e un po’di preoccupazione, non sono una persona che ama particolarmente stare sotto i riflettori. Per fortuna ho incontrato persone splendide, che mi hanno accolta facendomi sentire subito a casa. Vederli sempre carichi ed entusiasti, nonostante la fatica, è stato contagioso. La prova vestito è stata un momento speciale: mi sono emozionata scoprendo i dettagli nascosti, gli strati interni del costume, e ho avuto un vero colpo di fulmine per i copri maniche e lo strascico.
Come sei stata accolta dal popolo ardito?
Benissimo. Mi hanno fatto sentire parte del Rione fin da subito, raccontandomi aneddoti, storie e curiosità legate sia alla Quintana che al rione Badia. Abbiamo condiviso momenti intensi, ma anche momenti leggeri e goliardici, che hanno reso questa esperienza ancora più preziosa.
Cosa ami di più del nostro Rione?
Amo molto la taverna, che considero una delle più belle. La conoscevo già, ma tornare a Foligno dopo tanti anni mi ha permesso di guardarla con occhi nuovi e di coglierne particolari che prima non notavo. Ho anche scoperto un inquilino speciale, “Oco”, un’oca che vive lungo la Formella, il piccolo corso d’acqua che attraversa uno degli ingressi. Anche lei, a modo suo, ha un compito importante: mantiene pulito e intrattiene rionali e ospiti con le sue animate “conversazioni”.
Poi ci sono i costumi, che trovo splendidi nei modelli e nei colori: pur essendo impegnativi da indossare, la loro bellezza ripaga ampiamente ogni fatica. E infine, ma non certo per importanza, i rionali: persone straordinarie che rendono questo Rione davvero unico.
Come descriveresti il clima che si respira in taverna?
In taverna ho trovato persone molto diverse tra loro, per età, storie e percorsi di vita. Eppure, nonostante queste differenze, c’è un’energia che li unisce e che li spinge a dedicarsi gli uni agli altri per un obiettivo comune. È un aspetto prezioso e raro, difficile da ritrovare in altri contesti.
Qual è stata finora l’emozione più forte che ti sei portata a casa da questa esperienza?
Sicuramente i momenti condivisi con le persone: sono quelli che mi resteranno più nel cuore. E poi la Giostra. Nonostante la sconfitta, viverla dall’interno è stato emozionante e coinvolgente, e sono certa che sarà altrettanto appassionante ritrovarsi di nuovo lì







